Prabhat Ranjan Sarkar (1921–1990), conosciuto come Shrii Shrii Anandamurti, è stato un filosofo, maestro spirituale, riformatore sociale e compositore indiano, la cui influenza si è estesa in oltre 130 paesi.
Fin dall’infanzia manifestò una profonda sensibilità verso l’umanità e una naturale capacità di guidare gli altri nel percorso di crescita interiore. Il suo insegnamento si basa su un principio semplice e radicale: realizzazione del Sé e servizio all’umanità.
Una visione integrale: spiritualità e società
Nel 1955 fondò Ananda Marga (“Sentiero della Beatitudine”), un movimento che unisce pratica spirituale e impegno sociale. Non si tratta solo di meditazione, ma di un percorso completo che include educazione, aiuto umanitario, sviluppo sociale e trasformazione culturale.
Attraverso strutture come ERAWS e AMURT, questa visione si è concretizzata in scuole, ospedali, progetti di assistenza e interventi in situazioni di emergenza in tutto il mondo.
Neoumanesimo: dall’uomo all’universo
Uno dei contributi più originali di Sarkar è il Neoumanesimo, una filosofia che supera l’umanesimo tradizionale estendendo amore e rispetto a tutti gli esseri viventi e all’intero universo, inclusa la natura e il mondo inanimato.
Questa visione propone un cambiamento radicale: non più una centralità dell’uomo, ma una coscienza universale fondata sull’interconnessione di ogni forma di vita.
Una nuova proposta socio-economica
Sarkar elaborò anche la teoria economica PROUT (Progressive Utilization Theory), che propone un modello alternativo sia al capitalismo che al comunismo.
L’obiettivo è una società in cui le risorse siano utilizzate in modo razionale e distribuite equamente, garantendo a tutti i bisogni fondamentali e favorendo uno sviluppo armonico — materiale, mentale e spirituale.
Scienza, mente e coscienza
Nel campo scientifico, introdusse la teoria dei microvita, entità sottili che collegano mente e materia, anticipando una visione unitaria tra scienza e spiritualità.
La sua filosofia descrive la mente come un sistema complesso a più livelli e propone una visione della realtà in cui tutto emerge dalla Coscienza Cosmica.
Sadhana: pratica e trasformazione
Al centro del suo insegnamento c’è il sadhana, la pratica spirituale quotidiana, intesa come trasformazione interiore:
non fuga dal mondo, ma sviluppo di una mente equilibrata e di un amore universale.
La meditazione individuale e collettiva, unita al servizio disinteressato, è vista come la via per realizzare il proprio potenziale più profondo.
Arte, cultura e musica
Sarkar ha lasciato anche un’eredità artistica straordinaria: oltre 5000 canti (Prabhát Saḿgiita), insieme a opere letterarie, filosofiche e linguistiche.
Per lui, l’arte non è fine a sé stessa, ma uno strumento di elevazione e servizio.
Una vita di impegno e prova
La sua vita non fu priva di difficoltà: nel 1971 fu imprigionato con accuse poi rivelatesi false e rimase in carcere per sette anni, affrontando anche un tentativo di avvelenamento e un lungo digiuno come forma di protesta.
Dopo la liberazione, continuò la sua opera con ancora maggiore intensità fino alla sua morte nel 1990.
Un’eredità viva
Prabhat Ranjan Sarkar ha lasciato oltre 200 libri, migliaia di discorsi e un movimento globale ancora attivo oggi.
La sua eredità non è solo teorica: è una proposta concreta di trasformazione personale e collettiva, fondata su tre pilastri:
- sviluppo interiore
- giustizia sociale
- amore universale










