Riflessioni neoumaniste a partire dall’intervento di Dada Shambhushivananda e Didi Ananda Devapriya
(Asia Pacific Futures Network Conference, Taipei – “Can AI Create Ethical and Green Futures?”)
L’Intelligenza Artificiale sta trasformando con rapidità crescente il nostro modo di vivere, comunicare, lavorare e persino immaginare il futuro. Ma può davvero aiutarci a costruire un mondo etico, verde e sostenibile?
La risposta offerta da Didi Ananda Devapriya e Dada Shambhushivananda nella loro conferenza di Taipei è chiara: l’IA non crea il futuro. Lo crea l’essere umano. La tecnologia riflette ciò che siamo. E proprio per questo può diventare sia una forza straordinaria per il bene, sia un amplificatore delle nostre ombre.
L’IA come specchio dell’essere umano
Oggi l’IA appare intelligente, fluida, sorprendentemente creativa. Eppure non possiede intenzioni, emozioni, saggezza né coscienza. È uno specchio raffinato che ricombina e riflette i contenuti che gli esseri umani le forniscono.
Per questo può rivelarsi preziosa, ma anche pericolosa: se riflette cooperazione, amore e visione collettiva, amplifica il bene; se riflette egoismo, competizione e manipolazione, amplifica il danno.
Il problema, dunque, non è la macchina: è la mente che la guida.
Se orientata correttamente, l’IA può contribuire a un progresso umano senza precedenti: migliorare diagnosi mediche e accesso alle cure; ottimizzare l’uso delle risorse e ridurre gli sprechi; sostenere l’educazione personalizzata; monitorare foreste, oceani e clima; accelerare la ricerca scientifica e la creatività. È un potenziatore di capacità umane, non un sostituto dell’umano.
Didi Ananda Devapriya sottolinea però alcuni pericoli reali:
- Disuguaglianze – I dati e i vantaggi economici dell’IA oggi sono concentrati nelle mani di pochi. Rischiamo un nuovo “colonialismo digitale”.
- Impatto ambientale – L’enorme consumo energetico dei modelli avanzati contrasta gli obiettivi climatici globali.
- Perdita di responsabilità – Attribuire all’IA scelte morali può erodere la nostra coscienza e il nostro senso di responsabilità.
- Addestramento non etico – Se alleniamo l’IA per manipolare, dominare o massimizzare profitti, essa farà esattamente questo.
Secondo la prospettiva tantrica presentata nella conferenza, la coscienza umana possiede livelli profondi — creatività autentica, discernimento, intuizione, capacità di amore — che nessuna IA può replicare.
Per questo: l’IA non può generare un futuro etico; l’etica deve essere sviluppata dagli esseri umani; la tecnologia non può sostituire la coscienza, ma può amplificarla.
Dada Shambhushivananda ha ricordato che oggi, più ancora delle competenze tecniche, manca leadership spirituale: la capacità di orientare il progresso verso il bene collettivo, proteggere la vita, promuovere giustizia e sostenibilità. Senza questa guida, l’IA rischia di diventare un acceleratore del caos globale. Con questa guida, può diventare uno strumento gigantesco per il bene dell’umanità.
L’articolo originale propone alcune azioni fondamentali:
- Stabilire parametri etici chiari – L’IA va progettata per servire tutta l’umanità, non solo l’élite economica.
- Educare alla coscienza – Meditazione, autoconsapevolezza, discernimento etico: sono competenze che diventano essenziali nell’era dell’IA.
- Unire scienza e spiritualità – Il progresso tecnologico deve essere accompagnato da una crescita interiore.
- Formare cittadini critici – AI literacy, pensiero critico, educazione neoumanista: strumenti necessari per una società consapevole.
L’Intelligenza Artificiale è un riflesso. Siamo noi a decidere che cosa rifletterà. Il futuro non dipende dalla natura della tecnologia, ma dalla qualità della coscienza che la orienta. Per questo il Neoumanesimo ha un compito urgente: aiutare l’umanità a sviluppare saggezza, amore e responsabilità — le vere “intelligenze” che potranno guidare l’IA verso un futuro etico e sostenibile.










