Nel discorso “Spiritualità perfetta e Neoumanesimo” Shrii P.R. Sarkar propone una visione sorprendente e profondamente attuale: la spiritualità non è completa se non include il Neoumanesimo, cioè l’amore universale per tutti gli esseri, umani e non umani. Per lui, il viaggio interiore e il servizio al mondo non sono due strade parallele: sono la stessa strada.
Per rendere chiaro questo insegnamento, Baba descrive il cammino spirituale come un processo in quattro tappe. In ciascuna, la coscienza si libera da identificazioni limitate e si avvicina sempre più alla Coscienza Suprema.
- Prima fase: imparare a vedere oltre il mondo materiale
Il percorso inizia quando la mente impara a non essere dominata dai richiami esteriori — successo, possesso, riconoscimento — e si stabilizza in un senso più profondo di sé.
In questa fase si può già aiutare il mondo, ma solo a una condizione: la mente deve essere libera da dogmi, cioè da idee rigide, assolute, imposte dall’esterno. Quando il dogma si insinua, la chiarezza si perde e il bene che si vuole fare si svuota di efficacia.
- Seconda fase: comprendere gli esseri umani in profondità
In questa fase l’identità diventa più sottile: non ci si sente più un “io fatto”, rigido e definito dai propri ruoli, ma un “io agente”, un essere vivo che agisce, sente e partecipa al mondo. Questa nuova percezione rende più immediato cogliere le emozioni degli altri: la loro gioia, il loro dolore, le loro speranze. La compassione si amplia naturalmente e non si limita più agli esseri umani: abbraccia il mondo vivente nella sua interezza, e perfino gli elementi della natura, percepiti come parte dello stesso flusso vitale.
Ma Sarkar mette in guardia: se nella mente rimane anche una traccia di dogma, la spiritualità si indebolisce, l’aiuto diventa parziale e persino le lunghe ore di meditazione non bastano. Una spiritualità che non si apre al Neoumanesimo rimane incompleta.
- Terza fase: il fascino della vita in ogni cosa
In questo stadio il senso dell’ego si dissolve e resta soltanto il “Sé puro”. Si percepisce il respiro universale: la vita dell’animale, dell’albero, del fiume, perfino della pietra. Tutto vibra nello stesso ritmo cosmico.
La compassione si trasforma in empatia universale. Eppure anche qui c’è un rischio: se persiste l’idea “io aiuto, io faccio, io dono”, la spiritualità torna centrata sull’ego. L’aiuto non diventa universale, non tocca davvero gli altri. Non è Neoumanesimo.
- Quarta fase: unità con la Coscienza Suprema
È il culmine del cammino. Non esiste più separazione: tutto è in Lui e Lui è in tutto.
Chi arriva a questo stato non può credere di essere “l’unico messaggero”, né può dividere l’umanità in eletti e respinti. Queste idee appartengono alla paura, non all’universalismo.
Chi è profondamente stabilito nella Coscienza Cosmica agisce sempre per il bene dell’universo, in pensieri e azioni.
Il ruolo del Neoumanesimo
Per Sarkar il Neoumanesimo non è un’aggiunta opzionale alla vita spirituale: è la sua essenza.
Tre punti sono decisivi:
- Deve essere presente fin dall’inizio del cammino. Se viene accettato solo alla fine, il mondo si priva per anni dei benefici che si sarebbero potuti donare.
- Rende autentica la spiritualità. Chi divide, chi fomenta confusione, chi separa comunità e categorie umane non può dirsi spirituale.
- È la condizione finale della liberazione. Senza amore universale, nessuno può fondersi con l’infinito.
Il messaggio centrale
La spiritualità non è evasione, non è introspezione isolata. È lotta contro il dogma, apertura verso tutti gli esseri, sentimento di appartenenza all’intero universo.
Il Neoumanesimo è la chiave che unisce meditazione e azione, interiorità e responsabilità, sadhana e servizio. È la porta attraverso cui il cammino spirituale diventa completo.
Una spiritualità autentica non può che essere universale. E un essere umano veramente spirituale non può che essere neoumanista.
L’immagine in evidenza è realizzata da Yuktesha Zer (Taiwan)










